Aborto: le donne si riprendono la parola

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Nel mese di luglio si è aperto sul portale Superando.it un vivace confronto in tema d’aborto. Esso ha preso spunto dalla posizione assunta dal Comitato Sammarinese di Bioetica nel documento L'approccio bioetico alle persone con disabilità”. Riportiamo nei link in calce tutti gli interventi che si sono succeduti. Quello che pubblichiamo di seguito è, invece, un testo scritto da diverse associazioni e gruppi femminili che hanno seguito il confronto e che, sentendosi chiamati in causa dal tema trattato, hanno deciso di esprimersi in merito.

 

Il comitato di bioetica della Repubblica di San Marino, in un documento dello scorso febbraio intitolato L'approccio bioetico alle persone con disabilità, denuncia che l'aborto sia ammesso in via eccezionale e oltre il limite temporale definito per tutti gli altri, in presenza di “processi patologici tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro”.

I successivi articoli pubblicati su superando.it (Una rete per superare l'handicap) “Bioetica e sensi unici”, “La differenza tra bufalo e locomotiva”, “I ‘conti’ senza il corpo delle donne” a firma di Simona Lancioni e “I diritti non sono mai contri i diritti” a firma di Giampiero Griffo ci inducono a riflettere.

La legge 194/78 all'articolo 6 recita:

L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:

 

  • a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  • b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Giampiero Griffo dichiara che la possibilità espressa nel punto b) è ritenuta dalle associazioni di persone con disabilità e dai loro familiari, una pratica discriminatoria. Tuttavia, sappiamo che il mondo dell'associazionismo di persone con disabilità e non è composto da una pluralità di pensieri e di visioni, la cui varietà è rintracciabile anche fra quanto espresso dalle donne con disabilità.

Rimettere in discussione questo punto della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza significa pensare che le donne sono eterne minorenni (Margherita Hack da Micromega 1/2006), delle cui scelte e della cui libertà debbano decidere altri, che guarda caso, sono sempre quasi solo uomini: medici, politici, religiosi, rappresentanti di qualcosa o qualcuno.

A tal riguardo si ricordano anche i dibattiti prevalentemente maschili relativi alla riforma della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita che, negando l’analisi dell’embrione pre-impianto, opera sul corpo delle donne che aspirano alla maternità una violenza sia psicologica che fisica. Un corpo pensato solo ed esclusivamente come incubatore e non come persona pensante e desiderante.

Il corpo delle donne da millenni è sottoposto a norme, tradizioni e culture che lo definiscono, lo ruolizzano e stereotipizzano. Codici sociali e relazionali espressi in assenza della voce delle donne.

Come dice Simona Lancioni, del coordinamento del gruppo donne Uildm, nel suo articolo I “conti” senza il corpo delle donne “Le argomentazioni espresse nel documento del CSB stanno in piedi solo se ci scordiamo che ciò di cui stiamo parlando è il corpo della donna”.

Sul corpo, il proprio corpo, le donne hanno affrontato un lungo percorso di riflessione culturale e politico che ha condotto al riconoscimento dei diritti universali fino a giungere all'acquisizione di diritti esigibili tra i quali si annovera anche la legge 194/78.

Il diritto garantito dalla legge 194 non è quello dell'aborto in sé, del sostegno ad una più che deprecabile e perversa eugenetica (che il documento del CSB e la risposta di Griffo sottendono quando parlano di discriminazione), quanto quello di consentire alle donne di scegliere in autonomia la maternità o meno, e di esercitare tale scelta liberamente in un contesto normato che supera la sacralità e la mitizzazione della vita futura consentendo al presente di compiersi.

Abbiamo scelto di esprimerci perché i cambiamenti culturali e politici a volte avanzano con “passo di gambero”, soprattutto in tema di diritti che vanno costantemente tutelati, riconquistati e rinegoziati, ma non solo. Abbiamo deciso di esprimerci, perché, ironia della sorte, “Nulla su di noi senza di noi”, slogan coniato nel 2003 dal movimento internazionale delle persone con disabilità, ricalca lo stesso concetto già espresso con altre ed esplicite parole dal movimento femminista degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

Le firmatarie

Associazione Femminile Maschile Plurale, Associazione Liberedonne, collettiva_femminista, Coordinamento del Gruppo donne Uildm, Donne in nero Ravenna, Fidapa Ravenna, Fondazione Gentes de Yilania, noiDonne 2005, Udi Ravenna.

Link utili:

Comitato Sammarinese di Bioetica, L’approccio bioetico alle persone con disabilità, approvato nella seduta plenaria del 25 febbraio 2013

Simona Lancioni, Bioetica e sensi unici, Superando.it, 4 luglio 2013

Simona Lancioni, La differenza tra bufalo e locomotiva, Superando.it, 10 luglio 2013

Giampiero Griffo, I diritti non sono mai contro i diritti, Superando.it, 16 luglio 2013

Simona Lancioni, I “conti” senza il corpo delle donne, Superando.it, 22 luglio 2013

Portale Superando.it

Comitato Sammarinese di Bioetica

 

Data di creazione: 28 luglio 2013

Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2013

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