Un Manifesto che unisce tutte le donne

a cura di Francesca Arcadu

Costruire percorsi di confronto tra politiche di genere e disabilità, per portare la voce delle donne con disabilità all’interno dei movimenti femminili è uno degli obiettivi del Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea, recentemente tradotto in italiano da Simona Lancioni, responsabile del Centro Informare un’h di Peccioli (Pisa) insieme a Mara Ruele e attualmente disponibile anche nel sito del Forum Europeo sulla Disabilità, a fianco delle versioni in inglese, francese e spagnolo.

L’UDI Catania è stata tra le prime organizzazioni femminili e femministe ad adottare il Manifesto, con l’intento di accogliere “con gratitudine analisi e contenuti che diventeranno parte integrante del nostro lavoro politico” e la cui vicinanza ai temi del Manifesto è nata nell’ottica della condivisione e ricerca di tutto ciò che può arricchire il dibattito sui temi delle politiche femminili.

Trascinate dal loro appassionato entusiasmo e dai loro progetti, noi del Gruppo donne abbiamo pensato di intervistare Giovanna Crivelli, responsabile di UDI Catania e attivista, che ringraziamo.

 

Come è nato l'interesse di UDI Catania nei confronti del Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea? Vi eravate mai occupate di disabilità al femminile prima?

L’UDI Catania è una comunità politica molto più estesa del numero delle proprie iscritte, non inviamo solo comunicazioni e inviti ma riceviamo segnalazioni e contributi per il nostro dibattito e per le nostre scelte politiche. Il “2 Manifesto delle Donne e delle Ragazze con disabilità” è stato proposto da Simonetta Cormaci, attivista catanese dei diritti di tutte/i e in particolare dei diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità.

Non conoscevamo il Manifesto ed è venuto a colmare un divario, individua infatti un percorso dove le donne e le ragazze disabili sono le protagoniste ma senza la solitudine dei nostri alibi.

Ci piace l’approccio di metodo: delineare la situazione, esporre le richieste in termini di attenzione diretta, suggerire aree di miglioramento, proporre aree in cui sono richiesti studi e ricerche di settore, analizzare gli elementi chiave della legislazione. Un vero manuale politico dal quale partire per pensare a una miriade di azioni politiche. Questa modalità non poteva che arrivare dritta al nostro cuore e alla nostra mente: richiama alla responsabilità, consente agganci utili, educa alla conoscenza di una condizione complessa: quella di chi è costretta a subire discriminazioni multiple per il fatto di essere donna e persona con disabilità.
La condizione delle donne disabili ci chiama in causa direttamente per storia (abbiamo combattuto per ogni diritto conquistato in Italia negli ultimi 70 anni), pratica politica (la gestione politica delle differenze teoricamente non componibili è la pratica politica dell’UDI Catania), organizzazione (dirigenza diffusa e rappresentanza politica condivisa). Questi i motivi per cui di fatto esiste una nostra attitudine e passione politica per l’inclusione. Questa attitudine non aveva purtroppo incontrato, in modo strutturato, le Ragazze e le Donne con disabilità.

Quali sono state le iniziative conseguenti alla adozione del Manifesto da parte di Udi Catania e come si sono sviluppate?

Dopo l’adesione, avvenuta in modo istantaneo e non programmato, abbiamo voluto una presentazione del Manifesto che è avvenuta in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Catania – Corso di “Diritti, Partecipazione Politica e Disuguaglianze di Genere”. In questa occasione sono intervenute/i: Simonetta Cormaci (nostra amica attivista), io stessa in quanto una delle due Responsabili di UDI Catania, Salvatore Massimo Oliveri (Presidente CInAP - Centro per l'integrazione attiva e partecipata - Servizi per la disabilità, Università di Catania), Delia La Rocca (Presidente del Corso di Laurea in “Storia, Politica e Relazioni internazionali”, Università di Catania). Oltre la presentazione si è deciso di inserire le tematiche in tutto quello che era in corso (6 Mesi STOP femminicidio – IV Edizione Stereotipa. Bando di concorso “Questa storia è la mia”).

Stereotipa è un concorso che investe le scuole catanesi di ogni ordine e grado e rinnova ogni anno il patto dell’UDI con le ragazze e i ragazzi per il contrasto agli stereotipi di genere e ad ogni forma di violenza, a partire da quella sessista. È un modo per pensare e volere un mondo più giusto per tutte/tutti. Quest’anno, per la prima volta, abbiamo avuto la possibilità di accogliere e premiare una bimba disabile e le classi VA/B/C/D/E/F Primaria dell’I.C. “Pizzigoni-Carducci” che hanno scelto come “modello di vita” la storia di Caterina Russo. E’ importante la loro motivazione: “Il presente è maturo per dare un impulso   
forte contro i pregiudizi e per l’integrazione dei/delle disabili nella società, tanto che le donne disabili oggi sottoscrivono il “Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con disabilità nell’Unione Europea”, quale proposta per contrastare la discriminazione multipla che può appunto interessare le donne e le ragazze disabili, per il semplice fatto di essere sia donne che persone con disabilità. Caterina Russo se avesse vissuto nella nostra epoca, sarebbe stata sicuramente una delle sottoscrittrici del Manifesto.

Purtroppo lei ha vissuto la propria vita su una sedia a rotelle, in un periodo in cui le persone disabili vivevano relegate in casa. Ma questo per lei non era un problema grave. Caterina pur non avendo mai frequentato la scuola, perché allora era chiusa alle  persone disabili, da autodidatta ha imparato a leggere e scrivere; era interessata a tutto ciò che la circondava e, grazie alla sua grande vitalità e capacità di coinvolgere gli altri, ha voluto assolutamente vivere una vita normale: frequentava la chiesa ma anche il cinema, il lido e spesso chiedeva di essere accompagnata ai concerti nonostante la sua presenza venisse puntualmente osteggiata dai gestori che volevano allontanarla “per non urtare la sensibilità” degli altri clienti… Ben 150 alunne/i hanno partecipato al progetto ed hanno prodotto i loro elaborati dopo aver ascoltato , oltre la storia di Caterina dalla viva voce della sorella gemella, anche altre storie di persone che hanno testimoniato la loro condizione di assoluta integrabilità…).

L’8 marzo è stato segnato fortemente anche dalla scelta di appoggiarsi reciprocamente al fine di promuovere il Manifesto: UDI Catania – CGIL – Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti si sono scambiati relatrici e si sono promossi vicendevolmente.

Cosa intendete con "un femminismo giovane", slogan delle vostre ultime iniziative dell'8 marzo?
Intendiamo un femminismo riconosciuto e dichiarato dalle ragazze, compreso e rispettato dai ragazzi, che accolga la sensibilità per il contrasto delle discriminazioni multiple: il nodo culturale da sciogliere in questo presente.

Quali sono i vostri prossimi progetti e obiettivi?

La nostra comunità politica ha condiviso, aderito e presentato il Manifesto. Adesso pensiamo a due seminari finalizzati alla costruzione di tavoli di lavoro su alcuni dei temi individuati dal Manifesto. Siamo tutte/tutti chiamati al riequilibrio civile dei luoghi in cui viviamo, da Catania deve partire una ferma richiesta di inclusione e cittadinanza per le Donne e le Ragazze con Disabilità. Ogni luogo richiede sempre le stesse azioni: conoscere per capire, soprattutto predisporsi e predisporre la possibilità di partecipazione e protagonismo delle donne disabili.

 

Ritratto di gruppodonneuildm

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